Di chi è oggi la strada? Non cè dubbio: dei "più
forti": dei camions, dei furgoni, delle auto che sfrecciano a velocità folli, che
lasciano dietro di sé una scia di fumo tossico e producono un frastuono assordante e un
altissimo numero di incidenti. E poi le auto, anche quando sono ferme, occupano i bordi
delle strade, le piazze, i marciapiedi, togliendo alle persone spazi sempre più grandi.
Così i pedoni sono costretti a camminare su marciapiedi ristretti; i ciclisti obbligati a
fare la gimcana tra unauto e laltra, i bambini, i più indifesi, a vivere in
questa città degli adulti che a malapena si accorgono di loro. Tutti "utenti
deboli" della strada che subiscono i danni dellinquinamento e corrono i rischi
più grossi per la loro incolumità e salute.
Circolare in bici è diventato difficilissimo: il traffico dei mezzi motorizzati, convulso
e sempre meno rispettoso di regole, allontana i bambini dalle strade e dalle piazze.
Restano i "fazzoletti" delle aree verdi, spesso così piccole ed affollate che
andare in bici diventa difficoltoso e poco divertente.
Eppure
per un bambino la bicicletta significa trascorrere il tempo allaria
aperta, scoprire quel che cè attorno; acquisire sicurezza nei propri mezzi,
riconquistare la strada con tutte le sue possibilità di socializzazione; significa
divertirsi a patto di farlo in libertà e senza doversi continuamente guardare dalle auto.
Impossibile?
No. In Paesi appena come l'Austria, la Germania o la Svizzera tutto ciò avviene. Là ci
sono corsie e piste ciclabili protette, spazi verdi ben tenuti, zone residenziali in cui
le auto circolano a bassa velocità, percorsi casa-scuola accuratamente studiati. La
Fiab crede che tutto ciò si possa realizzare anche in Italia.
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